Si confermano le previsioni, per l’anno in corso, di un calo pressoché generalizzato, in Italia, in Europa e nel mondo, della produzione di grano.
di Carlo Pisani
A guardarla adesso, la bolla dei prezzi dei cereali sembra un ricordo lontano anni luce. Seppure sia trascorso un lasso di tempo relativamente breve (poco più di un anno) dall’inverno del 2008, quando i listini del grano duro avevano toccato livelli record di oltre 500 euro per tonnellata, contro poco più dei 200 attuali.
Le quotazioni, scese quest’anno repentinamente, di pari passo con le altre commodity, petrolio incluso, hanno vanificato le attese di molti operatori del settore, agricoltori in primis. Il resto l’hanno fatto i prezzi ancora elevati dei mezzi di produzione, in particolare dei concimi, e l’andamento meteo decisamente anomalo, con una piovosità quest’anno fuori misura rispetto ai valori medi stagionali.
Un mix di fattori che ha portato a un drastico ridimensionamento, almeno in Italia, delle semine a frumento. Con il grano duro, in particolare, quello impiegato nella filiera delle paste alimentari, che ha subito le perdite di superficie più consistenti, stando per lo meno alle indicazioni preliminari di semina.
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