L’argomento, molto discusso, è recentemente tornato alla ribalta in seguito alla decisione della Commissione Europea di autorizzare la coltivazione di patate geneticamente modificate.
di Maria Antonietta Dessì
Organismi geneticamente modificati: in pochi sanno esattamente di cosa si tratti. Eppure l’argomento è molto discusso ed è recentemente tornato alla ribalta in seguito alla decisione della Commissione europea di autorizzare la coltivazione di patate transgeniche. Due anni fa in Italia, la questione è stata inoltre oggetto di una campagna di sensibilizzazione ad opera della Coalizione Italia-Europa Liberi da OGM, che ha visto protagoniste oltre trenta sigle del mondo della produzione primaria, della trasformazione, della tutela dei diritti civili, dei consumatori e dell’ambiente. Il movimento ha realizzato un programma che prevedeva oltre mille incontri pubblici in tutto il Paese, durante i quali sono state raccolte più di tre milioni di firme destinate a sensibilizzare Governo nazionale e Unione europea su un tema tanto importante quanto delicato.
Le innumerevoli ricerche fatte sinora non hanno ancora consentito di affermare con assoluta certezza che i prodotti derivanti da animali o piante geneticamente modificati si possano considerare sicuri per la salute umana e per gli ecosistemi. Ma nemmeno il contrario. Quindi, senza avere l’ambizione di fare un’analisi scientifica di una questione sulla quale esperti di fama mondiale non hanno trovato un accordo, andremo a sentire il parere degli operatori del settore per capire qual è la percezione del fenomeno.
La comunità scientifica internazionale si è data, a suo tempo, la regola del principio di precauzione, secondo la quale, laddove esiste la possibilità che un prodotto, un processo o un fenomeno possano causare un pericolo globale e irreversibile per la salute e per l’ambiente e non si abbiano sufficienti elementi per una valutazione, non si debba farne uso, per evitare un rischio. >Per favore fai il Login o

