Il calo delle vendite di sementi lascia prevedere per l’anno in corso un calo delle superfici a grano, non solo sul territorio nazionale. Con quali effetti sul prezzo delle semole e delle farine?
di Carlo Pisani
C’è tra gli osservatori, chi pronostica perdite forse eccessive. E chi, con un pizzico in più di ottimismo, prefigura uno scenario meno negativo sugli sviluppi delle semine a grano duro.
Al di là del consueto balletto delle cifre, quello che sembra ad oggi confermato è un brusco dietro front degli investimenti rispetto al 2008. Con le superfici a grano duro che avrebbero comunque accusato quest’anno un taglio draconiano per effetto del maltempo, che ha ostacolato costantemente le operazioni in campagna, e per il tracollo dei prezzi, dopo i picchi dello scorso inverno, che hanno disincentivato le semine e dirottato gli agricoltori su coltivazioni alternative.
Recenti valutazioni dell’Unione seminativi, basate sull’andamento delle vendite di sementi, portano a stimare il calo delle superfici in Italia attorno al 25%. Una perdita che porterebbe le aree seminate a grano duro sotto la soglia di un milione 200mila ettari complessivi, a fronte di una superficie di un milione 578mila indicata dall’Istat per il 2008.
Il fenomeno della riduzione degli investimenti, seppure generalizzato a livello territoriale, avrebbe assunto tra l’altro una dimensione più rilevante nelle regioni del Mezzogiorno, che da sole concentrano oltre il 70% dell’ettarato nazionale.
In Puglia e nella vicina Basilicata i conteggi ancora preliminari portano a stimare il calo delle semine a grano duro nell’intorno dei 20 punti percentuali, sempre in ragione d’anno. Ancora più rilevanti le perdite in Sicilia, dove il taglio potrebbe sfiorare addirittura il 30%. Mentre il bilancio risulta complessivamente migliore al Centro Italia, con riduzioni in questo caso circoscritte ad alcune zone del Lazio e della Toscana. >Per favore fai il Login o

